
Credits: Angela Galasso — Marzo 2026
L’altra notte – con un occhio al Miami Open ed uno agli esiti del referendum – mi sono detta: “Approfondiamo un po’ questa storia dei comuni a maggior rischio mafioso della provincia di Reggio Calabria e gli esiti del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia”.
L’analisi incrocia i risultati del voto nei 97 comuni della provincia con l’indice di infiltrazione della ‘ndrangheta (fonti e metodologia in nota).
L’analisi statistica evidenzia una correlazione positiva e significativa tra il livello di infiltrazione della ‘ndrangheta e la propensione al voto Sì.
Nei comuni classificati come Critico (livello massimo di infiltrazione) la percentuale media di voti Sì raggiunge il 66,1%, contro il 49,4% dei comuni con infiltrazione Non rilevata (livello minimo). L’88,9% dei comuni con livello Critico ha espresso un esito Sì, rispetto al 50% dei comuni Non rilevati. Tutti i comuni con livello di infiltrazione Critico – da San Luca a Gioia Tauro, da Rosarno a Careri – hanno votato a favore della riforma, ad eccezione di Siderno, dove il No ha prevalso di misura (50,9%). Platì, secondo comune in Italia per percentuale di Sì dopo San Procopio, ha raggiunto l’89,6%. San Luca, sede storica dei vertici della ‘ndrangheta, ha toccato l’82,4%. Nella Piana di Gioia Tauro, cuore storico del mandamento tirrenico della ‘ndrangheta, Rosarno – tre volte sciolta per mafia – ha votato Sì al 72,7%; Gioia Tauro, porto internazionale e snodo del narcotraffico europeo, ha raggiunto il 66,0% di Sì.
Comuni analizzati
97
Provincia RC
Esito prevalente
SÌ — 68%
66 comuni su 97
% media voti SÌ e NO per livello di infiltrazione
% comuni con esito SÌ per livello
Il dettaglio comune per comune — con indice di infiltrazione, cosche documentate dalla DIA, scioglimenti consigli comunali e risultati del referendum — è consultabile nella graduatoria interattiva qui sotto.
Graduatoria interattiva — 97 comuni
'Ndrangheta — 97 Comuni Provincia RC
Graduatoria infiltrazione · Referendum 22–23/03/2026
| # | Comune | Livello | Sciogl. / Indice | Referendum |
|---|
Un’ultima nota
Durante la campagna referendaria, Nicola Gratteri – procuratore di Napoli e tra le voci più autorevoli del fronte del No – aveva dichiarato che a votare Sì sarebbero stati “indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Parole che avevano scatenato polemiche, e che Gratteri aveva ribadito senza fare un passo indietro, precisando di non aver mai detto che chi vota Sì è mafioso, ma che in Calabria i mafiosi e la massoneria deviata [ricordo che in circolazione esistono anche queste brave persone] avrebbero votato Sì, sapendo che questa riforma avrebbe indebolito la magistratura. Gratteri ha concluso la campagna referendaria a Locri, dove ha poi prevalso il No con il 54,4%. Il suo paese natale, Gerace, ha votato No con il 67,4%. Difficile non chiedersi quanto il peso di una figura come Gratteri – radicata in quel territorio e profondamente autorevole – abbia contribuito a spostare voti in quell’area della provincia. Coerenza e credibilità non sono virtù astratte.
Fonti e metodologia
I dati sull’infiltrazione della ‘ndrangheta sono tratti dalle relazioni semestrali della Direzione Investigativa Antimafia (DIA, 2021–2024), dal rapporto di Avviso Pubblico “Il male in Comune” 2025, dal portale WikiMafia e dagli atti giudiziari pubblicamente disponibili.
I dati del referendum provengono dal portale Eligendo del Ministero dell’Interno, definitivi al 23 marzo 2026.
L’indice di infiltrazione è un valore composito 0–100 appositamente elaborato: per la metodologia dettagliata consultare la sezione apposita nella graduatoria interattiva.
Un’altra analisi su dati originali – 10.037 persone senza dimora: i dati del primo censimento italiano.
