
Il 26 gennaio scorso, in una notte invernale, centinaia di volontari hanno percorso le strade di quattordici città italiane per contare le persone senza dimora. Io ero tra loro. È stata un’esperienza di cittadinanza attiva, consapevole di stare facendo qualcosa che in Italia non era mai stato fatto in modo sistematico: misurare un fenomeno che esiste da sempre, ma che non aveva ancora un numero ufficiale, comparabile, metodologicamente solido.
Il 25 marzo l’ISTAT ha pubblicato i primi risultati.1
Il dato principale: 10.037 persone
Nei 14 comuni capoluogo delle aree metropolitane — da Torino a Cagliari — quella notte sono state censite 10.037 persone senza dimora con almeno 18 anni di età. Di queste, il 55,4% (5.563) era ospite nelle strutture di accoglienza notturna; il restante 44,6% (4.474) dormiva in strada, in spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna.
10.037
persone rilevate in totale
4.474
dormivano in strada quella notte
6.678
posti letto disponibili nelle strutture
Quest’ultimo numero merita una riflessione: le strutture di accoglienza censite2 avevano complessivamente meno posti di quante fossero le persone senza dimora — premesso che non tutte le persone in strada avrebbero potuto o voluto accedervi.
Come si distribuisce il fenomeno per città
Roma raccoglie oltre un quarto del totale (2.621 persone, di cui quasi la metà in strada), seguita da Milano (1.641), Torino e Napoli (poco oltre le 1.000 ciascuna). All’altro estremo, Reggio Calabria conta 31 persone, Messina 129.
Ma i numeri assoluti, da soli, dicono poco. Più interessante è guardare la proporzione tra chi riesce ad accedere a una struttura e chi rimane in strada — perché lì emergono differenze geografiche molto nette.
| Città | Totale PSD | In strada % | Posti letto / PSD |
|---|---|---|---|
| Roma | 2.621 | 49,6% | 60,7% |
| Milano | 1.641 | 36,6% | 82,1% |
| Torino | 1.036 | 35,9% | 74,3% |
| Napoli | 1.029 | 55,0% | 50,3% |
| Genova | 803 | 65,9% | 36,7% |
| Palermo | 611 | 29,8% | 85,1% |
| Bologna | 597 | 44,1% | 67,0% |
| Firenze | 410 | 59,0% | 50,7% |
| Bari | 404 | 19,8% | 96,0% |
Nota: “In strada %” indica la quota di persone senza dimora che dormiva in strada, senza accedere a strutture di accoglienza. “Posti letto / PSD” è il rapporto tra i posti letto disponibili nelle strutture e il totale delle persone senza dimora: un valore basso indica che la rete di accoglienza copre solo una parte del bisogno.
Genova, con quasi il 66% delle persone senza dimora in strada, e Firenze con il 59%, appaiono tra le città con la risposta strutturata più carente rispetto alla domanda. Al contrario, Bari e le città insulari mostrano una rete di accoglienza relativamente più capiente — sebbene Bari sia già quasi al limite (96% di occupazione dei posti disponibili).
Chi sono le persone conteggiate
Alcune caratteristiche demografiche che vale la pena evidenziare:
Genere. Nelle strutture le donne sono il 21,4% degli ospiti; in strada, dove le condizioni di rilevazione erano più difficili, sono state identificate con certezza nel 12% circa dei casi (calcolato sui casi in cui era possibile attribuire il sesso). È un dato noto: la condizione di senza dimora al femminile tende a essere meno visibile, spesso “risolta” attraverso ospitalità precarie e relazioni di dipendenza che non entrano nella definizione statistica.
Età. La fascia 31–60 anni rappresenta il 61,3% degli ospiti delle strutture; gli over 60 sono il 23,4%. In strada la quota degli anziani scende al 10,6%: non necessariamente perché gli anziani senza dimora siano meno numerosi, ma perché sono probabilmente meno visibili — o meno in grado di resistere a lungo in quella condizione.
Nazionalità. Nelle strutture, il 69% degli ospiti è di nazionalità straniera. In strada, la quota sui casi identificati sale al 70,6%. Con variazioni significative per città: a Cagliari l’80% degli ospiti è italiano; a Milano, Firenze e Torino la componente straniera supera i tre quarti del totale. Interessante anche l’assenza quasi totale, tra i senza dimora, di alcune nazionalità molto presenti nella popolazione residente (cinesi, bengalesi, filippini).
Dove dormono: i luoghi del conteggio in strada
Tra le 4.474 persone censite in strada, quasi la metà si trovava in spazi aperti senza alcun riparo. Le sistemazioni più frequenti:
- 35,1% — giacigli di fortuna su strade o piazze
- 32,1% — portici, sottopassi, luoghi riparati
- 11,4% — aree verdi
- 9,3% — stazioni e terminal di trasporto
- 5,5% — tende o automobili
Il 52,7% delle persone in strada si concentrava nelle aree di centro storico e zone pedonali, che in media rappresentano meno del 10% della superficie comunale. La marginalità estrema si ritrova al centro, non in periferia.
Solo il 16,7% delle persone incontrate in strada ha avuto un’interazione con i rilevatori. Gli altri dormivano, o non hanno risposto.
Nella notte del conteggio le persone che incontravi erano per lo più addormentate o in uno stato di scarsa lucidità (ad esempio, malessere fisico o alterazione). In questo caso, il protocollo prevedeva di contarle senza svegliarle, senza disturbarle. Le interviste hanno significato anche fare i conti con quanto, molto spesso, queste persone abbiano smesso di fidarsi di chi si avvicina.
Perché questo censimento è importante
L’Italia non aveva mai avuto prima d’ora un dato nazionale, metodologicamente robusto e confrontabile nel tempo, sul numero di persone senza dimora nelle grandi città. Le rilevazioni precedenti erano parziali, discontinue, difficilmente comparabili tra loro. Adesso abbiamo una base di confronto.
Significa che tra qualche anno sarà possibile misurare se il fenomeno cresce o si riduce, se interviene qualcosa che fa differenza. È il prerequisito minimo per qualunque politica seria.
Il fenomeno della marginalità si intreccia con quello dell’esclusione sociale in ambito rurale. Per un approfondimento su come l’agricoltura sociale risponde a questi bisogni, vedi Agricoltura sociale in Italia: stato dell’arte, normativa e ostacoli allo sviluppo.
Nota metodologica
La rilevazione ha utilizzato il metodo Point in Time (PIT), standard internazionale adottato negli USA, in Francia e nel Regno Unito: un conteggio simultaneo in tutte le città nella stessa notte, entro una finestra oraria predefinita, per evitare doppi conteggi e garantire comparabilità. Il conteggio ha riguardato solo persone maggiorenni, escludendo chi vive in camper, roulotte, edifici occupati o insediamenti organizzati. Il dato di 10.037 è quindi, con ogni probabilità, un limite inferiore della realtà. L’analisi della seconda fase — interviste dirette il 28 e 29 gennaio a un campione delle persone censite — fornirà dati qualitativi sui percorsi che portano alla perdita della casa.
I dati completi, con tutti i prospetti per comune, sono disponibili nel report ISTAT pubblicato il 25 marzo 20263.
- ISTAT, Le persone senza dimora: il conteggio nei 14 Comuni Centro di Area Metropolitana. Primi risultati gennaio 2026, pubblicato il 25 marzo 2026. La rilevazione è stata condotta in collaborazione con fio.PSD-ETS (Federazione italiana organismi per le persone senza dimora) e le 14 amministrazioni comunali. I 14 comuni sono: Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania, Cagliari. ↩︎
- L’ISTAT ha acquisito, per il tramite delle amministrazioni comunali coinvolte, la lista delle strutture che ospitano persone senza dimora. Il perimetro è stato circoscritto alle strutture emergenziali di primo livello, cioè alle strutture che accolgono le persone che, prima di essere ospitate, dormivano in strada o in sistemazioni di fortuna; sono state incluse anche le strutture di carattere informale (per esempio i letti nelle parrocchie) e le strutture gestite dal privato sociale. ↩︎
- Le persone senza dimora: il conteggio nei 14 comuni centro di area metropolitana. Primi risultati https://www.istat.it/comunicato-stampa/le-persone-senza-dimora-il-conteggio-nei-14-comuni-centro-di-area-metropolitana-primi-risultati/ ↩︎
