Localizzazione su base comunale delle 904 imprese agricole italiane che nel 2020, in occasione del Settimo Censimento Generale dell’Agricoltura (Istat), hanno dichiarato di svolgere attività di agricoltura sociale.
Categoria: Blog
Appunti digitali sull’agricoltura sociale
- Premessa1
- Stato dell’arte dell’agricoltura sociale2
- Principali ostacoli allo sviluppo del settore3
- Riflessioni e prospettive future
Premessa1
Oggi voglio introdurvi a un tema caro al mio cuore: l’agricoltura sociale. Si tratta di un approccio innovativo che unisce le attività agricole a finalità sociali, creando spazi di lavoro e integrazione per persone in difficoltà. Unire natura e comunità per far crescere non solo i raccolti, ma anche le opportunità!
Vi aggiorno su uno dei progetti che seguo: uno spazio pubblico, fra le altre cose un orto condiviso, un luogo dove persone di ogni età e background si incontrano per coltivare insieme la terra. Questo spazio non è solo per produrre alimenti sani, ma anche per condividere storie, competenze e speranze.
L’agricoltura sociale non si limita al lavoro in campo: è una vera e propria palestra di vita. Incontrare persone che, grazie a questo percorso, ritrovano autostima e voglia di partecipare attivamente alla società mi motiva ogni giorno. Ogni seme piantato è un’opportunità di rinascita.
Sapevate che l’agricoltura sociale può contribuire a migliorare la coesione territoriale e ridurre l’isolamento sociale? Promuovendo il lavoro di squadra e il recupero di spazi abbandonati, trasformiamo aree inutilizzate in punti di riferimento per l’intera comunità.
Stato dell’arte dell’agricoltura sociale2
Il documento “Report EU CAP Network Focus Group Social farming and innovations” evidenzia che l’agricoltura sociale rappresenta un modello innovativo che unisce l’utilizzo tradizionale delle risorse agricole a finalità sociali, quali terapia, riabilitazione, inclusione, educazione e servizi sociali in contesti rurali. In sintesi:
Definizione e diversità del modello:
Non esiste una definizione univoca, ma il modello – come descritto da Di Iacovo e O’Connor – implica l’uso delle risorse agricole (piante, animali, ambiente naturale) per promuovere benessere e sviluppo sociale. Le pratiche variano notevolmente da paese a paese, adattandosi alle specifiche condizioni culturali, normative e strutturali locali.
Innovazione e impatto multiplo:
L’agricoltura sociale viene considerata non solo come una risposta innovativa ai bisogni sociali, ma anche come un volano per l’innovazione interna alle aziende agricole. Essa favorisce:
- La diversificazione delle fonti di reddito delle aziende, integrando attività produttive tradizionali con servizi sociali.
- Lo sviluppo di nuove reti e connessioni tra agricoltura, servizi di salute, educazione e comunità locali.
- Benefici sul “triplo bilancio”, con impatti economici, sociali e ambientali positivi.
Connessione tra rurale e urbano:
Il modello si configura come uno strumento per colmare il divario tra aree rurali e urbane, offrendo spazi di contatto diretto con la natura, attività educative e opportunità di partecipazione che rafforzano il tessuto sociale e promuovono una maggiore consapevolezza delle tematiche agricole e ambientali.
Modelli di business innovativi:
Sono stati identificati diversi modelli di finanziamento, che spaziano dal pagamento diretto da parte delle amministrazioni (attraverso budget di salute, educazione e servizi sociali) alla generazione di reddito tramite la vendita di prodotti e servizi aggiuntivi, come eventi, formazione e spazi polifunzionali.
Principali ostacoli allo sviluppo del settore3
Nonostante le potenzialità, il documento sottolinea che l’espansione dell’agricoltura sociale è rallentata da numerosi fattori:
Scarsa informazione e consapevolezza:
La mancanza di conoscenza sul modello, sia tra gli agricoltori sia tra i consumatori e altri stakeholder, limita l’adozione e la diffusione dell’agricoltura sociale.
Incertezza economica e dipendenza dai finanziamenti pubblici:
La sostenibilità economica dei progetti è fortemente vincolata ai finanziamenti statali e comunali, che variano notevolmente da paese a paese, rendendo difficile la pianificazione a lungo termine.
Incompatibilità con i sistemi agricoli tradizionali:
In alcuni contesti, le caratteristiche dei sistemi agricoli – specialmente quelli intensivi o su larga scala – non si prestano facilmente all’adozione di modelli sociali, a causa di limitazioni in termini di scala, struttura organizzativa e modalità operative.
Mancanza di infrastrutture di supporto e reti organizzative:
In diversi paesi si riscontra l’assenza di organizzazioni dedicate alla promozione e al sostegno dell’agricoltura sociale, con conseguente carenza di formazione, mentoring e scambi di buone pratiche tra pari.
Gap di competenze e risorse umane:
Gli agricoltori e il personale coinvolto spesso non dispongono delle competenze specifiche necessarie per gestire gruppi target eterogenei (persone con disabilità, anziani, soggetti in condizioni di vulnerabilità, ecc.), limitando così l’efficacia dei progetti.
Difficoltà di coordinamento politico e normativo:
La frammentazione delle politiche a livello europeo, nazionale e regionale – in ambiti quali agricoltura, salute, educazione e servizi sociali – rende complessa la creazione di un quadro di riferimento integrato e stabile che possa sostenere l’agricoltura sociale in maniera omogenea.
Questa sintesi evidenzia come, pur essendo un modello ricco di potenzialità sul piano economico, sociale e ambientale, l’agricoltura sociale debba ancora superare barriere legate alla conoscenza, alla stabilità economica, alla compatibilità con i sistemi produttivi esistenti e alla necessità di un coordinamento politico più integrato.
– Fonte: ChatGPT
Riflessioni e prospettive future
Guardando al futuro, credo fermamente che l’agricoltura sociale rappresenti un modello capace di coniugare sviluppo economico e benessere sociale. Continuerò a promuovere questo approccio, per costruire un domani più inclusivo e sostenibile4.
In conclusione, qualche riga mia.
Seguo questo comparto da venti anni: era il 2006 l’anno in cui nacque il Lombrico Sociale e poi da lì AICARE (su questi siti vi si trovano venti anni di lavoro e di riflessioni)5. La legge quadro 18 agosto 2015 n. 241 (Disposizioni in materia di agricoltura sociale) quest’anno compie dieci anni: regioni e imprese sono ancora in attesa della pubblicazione delle Linee Guida di cui agli artt. 3 e 7 della stessa legge, i cui lavori sono stati avviati cinque anni fa.
Vi chiedo dunque indulgenza se, con un tono a metà tra il serio e il faceto, ho scelto di dialogare anche con ChatGPT, affidando alcune riflessioni a quanto già presente nel mondo/panorama del sapere. Ho inoltre deciso di avvalermi del suo supporto per elaborare una sintesi che, pur senza pretese di esaustività, non risulti neppure eccessivamente superficiale. Devo ammettere che trovo tale sintesi sorprendentemente puntuale e attuale, persino più di molte delle considerazioni che mi capita di leggere o di ascoltare durante i convegni. Mi sembra, in effetti, che ChatGPT e Google abbiano già colto l’essenziale 😉.
E’ stata anche l’occasione per riprendere in esame il documento “Report EU CAP Network Focus Group Social farming and innovations” a cui ho contribuito per la DG Agri nel corso del 2023, collaborando con altri venti esperti europei. Ritengo che questo lavoro meriti di essere conosciuto, ai diversi livelli; il link al sito del Focus Group Social farming and innovations è riportato in nota a piè di pagina.
Per finire, vorrei segnalare una piccola novità: il link alla mappa L’agricoltura sociale nel Censimento Agricoltura 2020. Questa mappa riporta la localizzazione, su base comunale, delle 904 imprese agricole italiane che, in occasione del Settimo Censimento Generale dell’Agricoltura del 2020, hanno dichiarato di svolgere attività di agricoltura sociale.

- Il testo riportato di seguito è la risposta di ChatGPT alla domanda: “Chat scrivimi 5 post per facebook in cui si parli di agricoltura sociale, per fornire piccoli aggiornamenti e informazioni” ↩︎
- Il testo riportato di seguito è la risposta di ChatGPT alla domanda: “Riusciresti a farmi una sintesi dello stato dell’arte, in italiano, a partire da questo documento?” (n.d.r. “Report EU CAP Network Focus Group Social farming and innovations” redatto dal Focus Group EU Social farming and Innovations (gennaio 2024) ↩︎
- Il testo riportato di seguito è la risposta di ChatGPT alla domanda: “Quali sono i principali ostacoli allo sviluppo del settore, descritti nello stesso documento?” ↩︎
- Il testo del quinto post fornitomi da ChatGPT in risposta alla domanda di cui alla nota 1 nota a piè di pagina. ↩︎
- In questi venti anni ho visto un numero enorme di esperienze, e-commerce, think thank, ecc. tutti intorno al settore dell’agricoltura, nascere e poi morire; credo di poter dire con assoluta certezza, che sono rare le esperienze che a distanza di tanti anni resistono e continuano nella loro mission. ↩︎
Rapporto 2017 Multifunzionalità e agriturismo
Pubblicato da Ismea, nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale 2014-2020, il primo Rapporto annuale su multifunzionalità e agriturismo.
Siamo felici di aver avuto l’opportunità di lavorare al primo Rapporto sulla multifunzionalità agricola e l’agriturismo edito da Ismea, nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale 2014-2020, presentato il 18 novembre scorso ad Arezzo nel corso di Agrietour. Crediamo che avviare una fotografia della multifunzionalità agricola italiana fosse, oltre che necessario, urgente.
Aggregare dati, indicatori e informazioni intorno ad un’area di attività tanto ampia quanto complessa, che vale più di un quinto (22,3%) dell’intero settore primario e che ha ricadute anche sociali e ambientali – che non necessariamente e non sempre e non tutte transitano per il mercato – su decine/centinaia di milioni di persone, siamo convinti possa fornire elementi utili a meglio comprendere la realtà attuale per meglio preparare il futuro. Una narrazione fatta di numeri (ma anche parole), frutto di analisi dettagliate e di studi innovativi (date le poche fonti disponibili in alcuni casi) quanto rigorosi, che ci ha portati ad approfondire ambiti della multifunzionalità già maturi, è il caso dell’agriturismo, e ambiti più nuovi e in qualche caso ancora in fase di sviluppo, come nel caso delle attività didattiche e sociali in agricoltura.
Circa 100 leggi e norme riportate, oltre 300 tra grafici tabelle e infografiche, oltre 8.000 dati riportati, oltre 110.000 dati elaborati.
Il Rapporto è uno strumento per approfondire il fenomeno della multifunzionalità e delle molteplici forme in cui essa si esprime, guardando allo scenario e alle prospettive, ma fuori dalla retorica talvolta presente nella narrazione “rurale”. Perché se è vero che vi sono molte opportunità da cogliere, è altrettanto vero, come ci ha ricordato il prof. Francesco Di Iacovo nel corso della presentazione del Rapporto, che “per l’agricoltura multifunzionale persiste ancora l’assenza di un quadro coerente, è un percorso certamente di successo ma non ancora concluso; richiede innovazione tecnica, organizzativa e di prodotto da parte delle imprese; un grande sforzo da parte dei tecnici in termini di regole, competenze e reti; necessita di un’intersettorialità a cui non siamo ancora abituati”.
Il Rapporto è anche uno strumento utile per prendere coscienza dell’enorme valore e potere che la multifunzionalità dà all’agricoltura, permettendo di poter rivedere le posizioni e i ruoli nella relazione produttore-consumatore, rimettere al centro l’impresa preservando la sua indipendenza e un maggior grado di autonomia di mercato in un quadro di maggiore equità ed efficienza.
Il Rapporto 2017 è disponibile online sul sito Ismea. Informazioni utili per chi pensa che numeri e dati, sebbene non siano sufficienti a descrivere da soli la realtà, siano necessari per avviare processi di conoscenza concreta e per porre basi solide ai percorsi di sviluppo.
Angela Galasso e Francesco Fratto
Nota: al seguente link Ismea per la Rete Rurale Nazionale > Documenti e materiali > Multifunzionalità è possibile consultare e scaricare tutti i Rapporti annuali “Agriturismo e multifunzionalità” realizzati negli anni successivi.
