Lavoro, sviluppo equilibrato e turismo

Il turismo, fattore di sviluppo equilibrato dei territori? Un articolo di Henri Grolleau (Segretario Generale di TER – Tourisme en Espace Rural, Francia), pubblicato su Espaces  133 – Maggio/Giugno 1995.
serragambetta
Azienda agrituristica Serragambetta (BA)

Occupazione, sviluppo equilibrato dei territori e turismo. Questo l’argomento del nostro studio.

Che tipo di occupazione?

È consuetudine sostenere che il turismo crei occupazione o che costituisca un formidabile giacimento di posti di lavoro. Bisogna tuttavia, al fine di evitare interpretazioni errate, precisare la natura e l’oggetto di questi “impieghi”.

Nel sostenere senza riserve che il turismo generi occupazione, si incoraggiano centri studio e di formazione a proporre dei piani formativi “sul turismo” e alcuni giovani a lasciarsi sedurre da queste proposte che non potranno che sfociare il più delle volte nel disappunto, nella disoccupazione, nell’amarezza.

E’ opportuno in effetti stabilire una serie di differenze:
– impieghi pubblici o privati;
– stipendiati e non stipendiati;
– permanenti (a tempo indeterminato) o stagionali;
– a tempo pieno o part-time;
– qualifiche generiche o specializzazioni tecniche;
– di gestione o di esecuzione (abilità tecniche);
– diretti o indiretti…
in ciascuna di queste alternative, il primo termine ricopre un numero di impieghi sensibilmente più ridotto rispetto al secondo.

Che tipo di sviluppo?

Poiché il turismo si sviluppa – o lo si intende sviluppare – in aree la cui attrattività non è evidente e nelle quali l’offerta è scarsamente densa, l’occupazione è, essenzialmente, più collegata allo sviluppo complessivo dei territori che alle sole imprese turistiche.
Sviluppo pertanto, ma non qualsiasi tipo di sviluppo. Lo sviluppo in questione è uno sviluppo equilibrato, e questo concetto merita una attenta riflessione.

Di quale equilibrio si tratta? Ancora una volta, siamo di fronte alla necessità di distinguere diverse forme di equilibrio:
– l’equilibrio tra le zone con forte attività turistica, perché registrano una domanda spontanea di turisti e zone con attività turistica più diffusa (centri rurali, media montagna,…);
– l’equilibrio tra l’interesse nazionale e l’interesse locale;
– l’equilibrio tra il breve termine e il lungo termine;
– l’equilibrio tra le popolazioni residenti e le popolazioni turistiche…

Che tipo di turismo?

Non si tratta, sicuramente,  di trattare tutto l’insieme del turismo ma circoscrivere il turismo alla sua dimensione territoriale, nei suoi effetti sul territorio e l’influenza del territorio sul suo sviluppo e la strutturazione delle figure professionali.

Bisogna, come alcuni suggeriscono, parlare di turismo al plurale? Io preferisco, da parte mia, considerare il turismo come un insieme di elementi la cui struttura varia in relazione alle forme e ai livelli di consumo da una parte, le forme o i livelli dell’offerta dall’altra parte.

Ciò porta a stabilire ancora una volta una distinzione tra le diverse motivazioni circa l’uso turistico dei territori:
– un insediamento comodo e performante per un’offerta turistica di tipo industriale;
– l’utilizzo di spazi disponibili per le attività all’aria aperta;
– il contatto con la natura;
– la valorizzazione del patrimonio culturale o professionale;
– l’incontro tra persone…

Traduzione italiana a cura di Francesco Fratto

Pierre Rabhi su Cédric Herrou, l’agricoltore che aiuta i rifugiati

Cédric Herrou è un agricoltore francese che rischia il carcere per aver aiutato i rifugiati alla frontiera italo-francese. L’intervista a Pierre Rabhi sul processo in corso a Nizza.

Pierre Rabhi – Réaction procès niçois from Force de l’Image Production on Vimeo.

Intervistatore: Buongiorno Pierre Rabhi, desideravo intrattenermi con lei per una situazione specifica che accade alla frontiera franco-italiana, accanto a Nizza e Ventimiglia, dove numerosi rifugiati arrivano dal Sudan e dall’Eritrea in particolare e la popolazione francese e italiana accoglie questi rifugiati perché bloccati in quella zona, con la frontiera chiusa dall’autorità francese; queste persone fanno attraversare ugualmente i rifugiati, dall’Italia alla Francia. Accade che due persone sono sotto processo rispetto a questa azione. Che riflessione le viene in mente?

Pierre Rabhi: Potremmo chiamarlo un “delitto di ospitalità”, o un delitto di generosità. E’ un delitto, ecco. Quando della generosità noi ne facciamo un delitto ciò pone un problema in ogni caso, etico; accogliere è uno slancio, uno slancio di amore, perché ci si vuole prendere cura delle persone, e presto sarà vietato prendersi cura e soccorrere chiunque. Allora quando vedremo qualcuno annegare lo lasceremo annegare, perché se ci tuffa per andarlo a cercare si rischia di morire dentro un tribunale per salvarlo. Diventa ridicolo. Ora, gli Stati possono avere dei criteri che io non ho, criteri particolari, forse la polizia, o non so, per garantire la sicurezza nazionale, può introdurre degli elementi che mi sfuggono, ma a parte questo se ci limitiamo all’accoglienza di queste persone si tratta di generosità, di ospitalità, quindi sono delle aperture.

Per approfondire:

Rischia il carcere perché ospita migranti (Tagadà La7, 13.01.17)

Migranti, il contadino francese che rischia il carcere per aiutarli (FQ 22.01.17)
Traduzione a cura di Angela Galasso

In quanto agricoltori viviamo nella natura

Un ricordo risalente al 2012: il manifesto della natura, offertoci da alcuni degli uomini più ricchi del mondo.

Finca Magdalena, Giugno 2012 (Isola Omepete, Lago Nicaragua)

Il video è stato registrato presso la Finca (azienda agricola) Magdalena, situata sull’Isola di Omepete nel Lago Nicaragua. Ci si trovava lì per/grazie a il progetto del Mipaaf Fincas agro turisticas de Nicaragua, che aveva il fine di promuovere lo sviluppo dell’offerta turistica rurale del Nicaragua, ritenuta un’importante opportunità di occupazione e quindi di riduzione della povertà nelle zone rurali del Paese. Il nostro compito è stato quello di fare un check del turismo rurale, individuandone punti di forza, limiti, leve di sviluppo. In 4 giorni abbiamo visitato diverse aziende agricole collocate in aree diverse del Paese, incontrato agricoltori, tecnici delle organizzazioni agricole nazionali e locali, funzionari del governo e della FAO.

La Finca Magdalena è gestita dalla Cooperativa agricola Carlos Díaz Cajina che riunisce 24 famiglie di agricoltori. Coltivazione di caffè biologico, mais, fagioli, riso e produzione di latte, ai piedi del Vulcano Maderas, in un contesto naturalistico incantevole e sorprendente, uno dei luoghi più ricchi del pianeta dal punto di vista della biodiversità: abbiamo passeggiato con scimmie urlatrici, un tapiro, un formichiere, alcune specie di felini non bene identificati, uccelli dai colori indescrivibili. La finca gestisce anche un ostello ed un ristorante, tutto molto semplice ed in sintonia con il posto, strade sterrate naturalmente, circondati dalla foresta pluviale, ci si arriva a piedi, c’è qualche bicicletta, qualche mulo e qualche raro fuoristrada locale; la finca offre la possibilità di campeggiare ed escursioni fino ai piedi del vulcano: diversificazione delle attività e agriturismo insomma! Rivolto prevalentemente ad appassionati della natura, flora, fauna, desiderosi anche di conoscere e vivere un po’ l’esperienza quotidiana dei campesinos (agricoltori locali), rientra fra le mete del cosiddetto turismo responsabile. In questo breve video uno dei dirigenti della Cooperativa ci dice come si vive in connessione strettissima con la natura, compenetrati quasi con la natura stessa. La natura sopravvive agli esseri umani e agli animali, perché senza la natura noi non viviamo, siamo un’anima morta, ci sarebbe solo un deserto. Dunque la natura viene a servirci per poter essere felici. Guardate qui gli animali come sono felici (n.d.r. indicando le scimmie sugli alberi), nessuno dà loro fastidio. Tutti felici e anche noi siamo felici. In quanto agricoltori viviamo nella natura.

Video e traduzione italiana a cura di Francesco Fratto e Angela Galasso